{"id":201,"date":"2009-03-25T12:03:38","date_gmt":"2009-03-25T11:03:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/?page_id=201"},"modified":"2026-01-06T12:15:42","modified_gmt":"2026-01-06T11:15:42","slug":"globalisierung-der-unmoral","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/globalizzazione-dellimmoralita\/","title":{"rendered":"globalizzazione dell&#039;immoralit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>(Pubblicato su Grail World 33\/2004)<\/p>\n\n\n<blockquote>\n<p><em>&quot;Non creeremo un nuovo mondo<\/em><br \/><em> finch\u00e9 non avremo creato uomini nuovi\u201d.<\/em><br \/>Henry Miller (1891-1980)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>AREE ECONOMICHE GLOBALI<br \/><\/strong>I politici non si stancano mai di assicurare che la globalizzazione del mondo \u00e8 un processo inarrestabile e irreversibile che nessuno pu\u00f2 fermare o addirittura ritardare. Come se ci fosse una visione umana, una credenza, un&#039;ideologia, una regola, una misura che non potrebbe essere altrimenti. Apparentemente sviluppi inarrestabili \u2013 come abbiamo saputo in seguito \u2013 avrebbero potuto spesso andare in modo del tutto diverso. Avresti potuto decidere diversamente.<\/p>\n<p>La creazione di grandi e grandi aree economiche \u00e8 anche un concetto utopico scelto per la costruzione di un &quot;mondo migliore&quot;. Finora, tutti questi approcci - religiosi, filosofici, politici, economici, ideologici - hanno fallito o sono andati molto al di sotto dei benefici promessi.<\/p>\n<p>Le fiabe politiche sono persino inventate per giustificare i passi necessari sulla via privilegiata della globalizzazione, come l&#039;affermazione che le guerre non sono pi\u00f9 possibili all&#039;interno di un&#039;unione economica o di un&#039;area monetaria unica \u2013 come gli stati dell&#039;euro.<\/p>\n<p>Per fortuna nessuno deve fare i conti con una guerra tra Francia e Germania, per esempio; ma non per il motivo che la stessa valuta si applica in entrambi gli stati. Perch\u00e9 una simile affermazione non \u00e8 storica: la brutta guerra civile in Jugoslavia \u00e8 scoppiata in un popolo che \u2013 a parte le religioni \u2013 apparteneva da secoli alla stessa cultura, parlava la stessa lingua e aveva una moneta unica. Le ribellioni nordirlandesi, curde, cecene o palestinesi non vengono rallentate vivendo nella stessa valuta dei loro oppressori reali o immaginari. E scoppi\u00f2 la guerra civile americana anche se il Nord e il Sud avevano il dollaro.<\/p>\n<p>L&#039;affermazione che ogni singolo cittadino star\u00e0 meglio nel corso della globalizzazione che senza di essa deve ancora essere confermata. Forse la concorrenza internazionale in parte rovinosa porta a prezzi pi\u00f9 convenienti. Tuttavia, i prodotti pi\u00f9 economici offrono un miglioramento della qualit\u00e0 della vita solo se la disoccupazione non aumenta drasticamente allo stesso tempo e la concorrenza globale non viene esercitata a scapito dell&#039;ambiente. Resta da vedere chi saranno i vincitori della globalizzazione. Per il momento, la libera circolazione del denaro \u00e8 particolarmente utile per gli speculatori valutari e la mafia, mentre il libero commercio mondiale \u00e8 particolarmente utile per le grandi societ\u00e0 attive a livello internazionale e il traffico di droga. Non bisogna aspettarsi troppo altruismo, spirito comunitario, responsabilit\u00e0 sociale da questi gruppi.<\/p>\n<p>Gli stati nazionali, invece, vengono progressivamente depotenziati e le possibilit\u00e0 dei singoli governi, ad esempio quando si tratta di creare posti di lavoro, sono sempre pi\u00f9 limitate. Anche il trasferimento di decisioni importanti a istituzioni sovranazionali non legittimate democraticamente ha poco a che fare con la tanto decantata democrazia.<br \/>Ma questo lavoro \u00e8 meno interessato al lato politico della globalizzazione che a quello etico.<\/p>\n<p><strong>POLITICA NAZIONALE MONDIALE<br \/><\/strong>Il 20\u00b0 secolo, il secolo delle grandi guerre, ha portato come risultato positivo il superamento dell&#039;idea di Stato nazione. A livello nazionale, gli stati nazione erano - almeno sulla carta - stati costituzionali; in politica estera il diritto internazionale applicato in teoria, in pratica prevaleva il diritto del pollice.<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale inizi\u00f2 un cambio di paradigma*). Il pensiero dello stato-nazione, combinato con l&#039;imperialismo, il colonialismo, il nazionalismo e il razzismo, aveva fatto il suo corso. Almeno gli stati europei hanno riconosciuto che d&#039;ora in poi le organizzazioni internazionali come l&#039;UE, l&#039;OCSE e l&#039;ONU**) devono garantire la pace nel mondo con un pensiero transnazionale.<\/p>\n<p>Per creare la base etica indispensabile per la cooperazione, il segretario generale dell&#039;ONU Kofi Annan ha convocato un gruppo di venti \u201ceminenti personalit\u00e0\u201d. Questi dovrebbero preparare una relazione sul dialogo delle culture su un nuovo paradigma delle relazioni internazionali. Questo manifesto \u00e8 stato presentato il 9 novembre 2001 ed era intitolato &#039;Crossing the Divide&#039; (2). La nuova visione politica del mondo dovrebbe sostituire la politica del potere e del prestigio con la comprensione, il riavvicinamento e la riconciliazione.<\/p>\n<p>Alla fine del &#039;900 si poteva essere fiduciosi: la Guerra Fredda era finita, la Terza Guerra Mondiale non c&#039;era e il confronto tra le grandi potenze lasci\u00f2 il posto alla cooperazione.<\/p>\n<p>Ma poi il 21\u00b0 secolo \u00e8 iniziato con una devastante falsa partenza l&#039;11 settembre 2001, quasi contemporaneamente alla presentazione del gi\u00e0 citato Manifesto della Speranza delle Nazioni Unite. Dopo un&#039;esplosione di odio fino ad allora inimmaginabile da parte del fanatismo religioso popolare, molte cose che prima erano state date per scontate hanno dovuto essere riconsiderate. Si spera che questo non si traduca in una duratura battuta d&#039;arresto per l&#039;attuazione di una politica interna mondiale umana.<\/p>\n<p>Per quanto bella e importante sia la politica interna mondiale delle Nazioni Unite, che si spera di successo, per preservare la pace, ha ancora bisogno di qualcos&#039;altro: l&#039;etica degli affari.<\/p>\n<p><strong>LO SVILUPPO DELL&#039;ECONOMIA<br \/><\/strong>L&#039;economia oscilla spesso tra gli estremi: libert\u00e0 e coercizione, boom e crollo.<\/p>\n<p>Dopo lunghi secoli, in cui si badava poco ai rapporti economici, e il compito dell&#039;economia consisteva soprattutto nel procurare i fondi necessari alla casa principesca per raggiungere i suoi obiettivi (spesso dispendiosi), gli scienziati svilupparono nel corso anche teorie economiche pi\u00f9 serie dell&#039;Illuminismo.<\/p>\n<p>Aus der klassischen \u00d6konomie des 18. Jahrhunderts***) entstand der Gedanke des freien Handels, die Idee eines ungehinderten Wettbewerbs, die im 19. Jahrhundert vor allem von England und den USA propagiert wurde und massive politische Unterst\u00fctzung fand &#8211; bis zum Opium-Krieg****).<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#039;economia liberale non \u00e8 stata in grado di offrire le benedizioni promesse. Invece di uno sviluppo uniforme, oscill\u00f2 tra boom e crollo, piena occupazione e rovina. Il divario di ricchezza tra ricchi e poveri \u00e8 cresciuto e la dipendenza dei poveri \u00e8 aumentata. Le guerre sono state alimentate piuttosto che prevenute dall&#039;economia liberale.<\/p>\n<p>Die Weltwirtschaftskrise von 1929 brachte dann den Liberalismus in Misskredit, und die staatlich gelenkte Wirtschaft bekam Aufwind: In verschiedenen Spielarten, vom bolschewistischen Staatskapitalismus \u00fcber die gelenkte Wirtschaft nationalistischer Staaten bis zu Roosevelts &#8222;New Deal&#8220;*****).<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale si fronteggiarono due sistemi politici, ma anche due economici: &quot;libert\u00e0 o socialismo&quot;.<\/p>\n<p>In vielen L\u00e4ndern der Welt war der Sozialismus die Hoffnung der Armen (vlg.<a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/wop-la-speranza-rimane\/\"> \"Dov'\u00e8 la speranza per i poveri del mondo?\".<\/a>); der Westen konnte nur gewinnen, wenn er den Gedanken der schrankenlos-liberalen Wirtschaft durch eine soziale Komponente erg\u00e4nzte: Also eine &#8222;soziale Marktwirtschaft&#8220;, wie sie in der Bundesrepublik zum Modellfall f\u00fcr eine prosperierende Wirtschaft wurde, unter dem Motto &#8222;Wohlstand f\u00fcr Alle&#8220;. Die Wirtschaft hatte viele Freiheiten; doch der Staat setzte ihr Grenzen (Wettbewerbsrecht, Kartellbildung, Fusionskontrolle usw.) und k\u00fcmmerte sich um das Gemeinwohl (Arbeitslosen-, Renten- und Krankenversicherung, soziale Absicherung, freie Gewerkschaften usw.).<\/p>\n<p>Poi il blocco comunista \u00e8 crollato e la libera impresa sembrava aver trionfato. Gli economisti cos\u00ec come i politici lo hanno propagato e propagandato come l&#039;unico sistema giusto, come un modello per il mondo. Chi vuole sapere che entrambi i sistemi \u2013 capitalismo e socialismo \u2013 si basano sugli stessi modelli di pensiero: il materialismo. (Vedere. <a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/lintelligence-ticchetta-a-sinistra\/\">&quot;L&#039;intelligenza ticchetta a sinistra&quot;<\/a>)<\/p>\n<p>Il compito ora era quello di liberare l&#039;economia di mercato da tutti i ceppi che la legislazione sociale le aveva imposto durante la Guerra Fredda, di introdurre la concorrenza globale e di dare piena libert\u00e0 all&#039;imprenditorialit\u00e0. Allora la povert\u00e0 scomparirebbe e tutti vivrebbero meglio, sempre meglio.<\/p>\n<p><strong>PERCHE&#039; LA GLOBALIZZAZIONE?<br \/><\/strong>Dopo la scomparsa senza lamentele del bolscevismo, l&#039;economia occidentale si \u00e8 sentita l&#039;indiscussa vincitrice nel concorso delle ideologie. Nessun&#039;altra economia potrebbe competere con l&#039;&quot;economia di libero mercato&quot;. Era giunto il momento di implementare questa forma di economia nel mondo: sotto la parola chiave &quot;globalizzazione&quot;.<\/p>\n<p>Tuttavia, questa globalizzazione \u00e8 il risultato di una compulsione: a rigor di termini, la cosiddetta &quot;libera economia&quot; \u00e8 estremamente non libera, perch\u00e9 \u00e8 sottoposta a una pressione insopportabile: la costrizione a crescere! Vale a dire per la crescita materiale.<\/p>\n<p>La continua crescita economica \u00e8 considerata essenziale, nonostante il fatto che tale crescita sia impossibile da sostenere su un pianeta limitato con risorse limitate! (cfr. <a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/il-dilemma-dellinteresse\/\">&quot;Il dilemma dell&#039;interesse&quot;<\/a>, in \u201cEconomia e affari sociali\u201d).<\/p>\n<p>Nei paesi ricchi la domanda \u00e8 satura e non \u00e8 pi\u00f9 prevedibile un&#039;ulteriore crescita della scala desiderata; quindi devi \u201cuscire nel mondo\u201d. Ci\u00f2 che \u00e8 iniziato con il colonialismo - la sicurezza delle fonti di materie prime e dei mercati di vendita all&#039;estero - sar\u00e0 continuato dalla globalizzazione. Il mondo intero diventa il campo di gioco delle grandi corporazioni, che possono cos\u00ec mantenere per decenni l&#039;assurda e alla lunga insostenibile crescita dell&#039;economia fino a quando il consumo di risorse, la crescita della popolazione, l&#039;inquinamento ambientale e la distruzione dell&#039;ambiente portano alla catastrofe: dopo noi il diluvio!<\/p>\n<p>Ma a quanto pare solo i pessimisti (come me) che ostacolano il progresso con la loro &quot;filosofia della salopette arretrata&quot; pensano alla protezione dell&#039;ambiente e alla conservazione delle risorse. Un economista impegnato per il progresso, invece, deve rendere omaggio alla follia della crescita e sapere che ci sono 1,2 miliardi di persone in Cina, ad esempio, che \u2013 per vivere \u201cumanamente\u201d secondo gli standard americani \u2013 hanno bisogno di almeno 500 milioni di automobili (in Germania ce ne sono 40 milioni). Che mercato da aprire! E fallo ora, prima che arrivino gli altri! \u00c8 meglio che non si chieda se l&#039;ambiente pu\u00f2 ancora sopportare tali oneri aggiuntivi.<\/p>\n<p><strong>GLOBALIZZAZIONE DELL&#039;IMMORALISMO<\/strong><br \/>Le grandi aziende internazionali producono da tempo dove la produzione \u00e8 pi\u00f9 economica e dove \u00e8 possibile rispettare gli standard ambientali pi\u00f9 bassi; scelgono la sede della loro azienda dove le tasse sono pi\u00f9 basse e, con l'aiuto di esperti di alto livello, sanno come raggirare le normative governative; di solito legalmente, ma non sempre eticamente inattaccabili. Questo perch\u00e9 la concorrenza \"dura\", rovinosa per i deboli, costringe a misure brutali che a volte sembrano un ritorno al colonialismo o addirittura una forma moderna di schiavit\u00f9. I cristiani credenti dovrebbero riconoscere in questo l'espressione di un principio luciferiano.<\/p>\n<p>Questa globalizzazione dell&#039;immoralit\u00e0 include anche l&#039;uso rigoroso delle risorse della terra. Non \u00e8 raro che paesi economicamente deboli con risorse preziose siano costretti a ricoprire il ruolo di fornitori di materie prime sfruttati senza piet\u00e0. Il fatto che le cosiddette &quot;\u00e9lite&quot; dei paesi sottosviluppati non siano meno responsabili di questo saccheggio dei poveri dei clienti ben finanziati nei paesi industrializzati non \u00e8 una scusa per il loro comportamento non etico.<\/p>\n<p>Sono quindi urgentemente necessari standard di etica economica applicabili a livello internazionale prima che la concorrenza assoluta porti alla povert\u00e0 la maggior parte dei lavoratori (soprattutto i meno qualificati) e cos\u00ec tante aziende devono rinunciare che rimangono solo cartelli ben finanziati che dividono il mercato tra loro e distruggono la diversit\u00e0 culturale che \u00e8 cresciuta nel corso di migliaia di anni con i loro prodotti standardizzati.<\/p>\n<p>Anche un&#039;economia totalmente globalizzata sar\u00e0 soggetta a crisi. Come si pu\u00f2 osservare in natura, i biotopi sono tanto pi\u00f9 stabili quanto pi\u00f9 sono composti, mentre le monocolture diventano instabili. Allo stesso modo, molte aree economiche pi\u00f9 piccole possono far fronte complessivamente meglio a recessioni o disastri naturali rispetto a un&#039;ipereconomia totalmente interconnessa.<\/p>\n<p>L&#039;etica cristiana, di cui in Occidente piace parlare senza applicarla, difficilmente potr\u00e0 affermarsi in tutto il mondo. Ma al di l\u00e0 delle diverse culture e religioni, deve essere possibile trovare un modo per concordare standard minimi.<\/p>\n<p>Tutte le alte religioni hanno un'immagine dell'umanit\u00e0 che vieta la sopraffazione e l'oppressione dei propri simili e protegge i beni culturali. Chiunque prenda sul serio la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani dovrebbe accettare alcuni capisaldi dell'etica aziendale: Divieto del lavoro minorile a fini commerciali, limitazione dell'orario di lavoro giornaliero o settimanale, salari che permettano di vivere adeguatamente (in base alle condizioni locali), assicurazione sanitaria e pensionistica, norme per la salute e la sicurezza sul lavoro. Se non \u00e8 possibile imporre requisiti minimi umani in un mondo che ha possibilit\u00e0 tecniche, economiche e politiche superiori a quelle che l'umanit\u00e0 ha mai avuto prima, bisogner\u00e0 porsi il problema della buona volont\u00e0 di chi decide.<\/p>\n<p>Derzeit liegen die Standards (sofern \u00fcberhaupt welche vorhanden sind) in verschiedenen Regionen der Welt weit auseinander, und nicht selten verstellen alte Egoismen den Weg zu einer ethischen Welt-Wirtschaftsordnung. Doch dieser Weg muss gefunden werden, wenn unsere Erde nicht einer Zeit der Arbeitsk\u00e4mpfe, Fl\u00fcchtlingskrisen, Hungerrevolten, Aufst\u00e4nde, B\u00fcrgerkriege und terroristischer Anschl\u00e4ge entgegen gehen will, als Folgen unertr\u00e4glicher sozialer Ungleichgewichte******).\u00a0<\/p>\n<p>Leggi anche &quot;<a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/la-truffa-della-globalizzazione\/\">La truffa della globalizzazione<\/a>&#8222;, &#8222;<a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/crisi-economica-e-cospirazione-mondiale\/\">Wirtschaftskrise und Weltverschw\u00f6rung&#8220;<\/a> e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/altro\/zurueck-zum-beginn\/\">\u00a0&#8222;Zur\u00fcck zum Beginn&#8220;.<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/economico-sociale\/crisi-economica-e-cospirazione-mondiale\/\">\u00a0<\/a><\/p>\n<p><strong>Note di chiusura:\u00a0<br \/><\/strong>*) Paradigma = visione del mondo (scientifica).<br \/>**) UE = Unione Europea, OCSE = Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ONU = Nazioni Unite<br \/>***) Die klassischen Wirtschaftstheorien entstanden in einer Zeit als die Erde noch nicht \u00fcberv\u00f6lkert war, und die Ressourcen unersch\u00f6pflich schienen. Daher z. B. die Thesese vom &#8222;fortlaufenden Wachstum&#8220;.<br \/>****) Opiumkrieg = vgl. <a href=\"https:\/\/www.siegfriedhagl.com\/it\/storia\/cina-e-occidente\/\">&quot;Cina II Cina e Occidente&quot;<\/a>, unter &#8222;Geschichte&#8220;\u00a0<br \/>*****) New Deal = das Programm des 32. Pr\u00e4sidenten der USA zur Ankurbelung der krisengesch\u00fcttelten US-Wirtschaft durch verschiedenste staatliche Ma\u00dfnahmen.<br \/>******) Etwas vereinfacht kann man sagen, dass den 80 % der Menschen, die in \u00e4rmeren L\u00e4ndern leben, etwa 20 % der erwirtschafteten Produkte zur Verf\u00fcgung stehen; w\u00e4hrend die in reichen L\u00e4ndern lebenden 20 % der Menschen \u00fcber 80 % des erwirtschafteten Verm\u00f6gens verf\u00fcgen. Ein Mensch in den Industriel\u00e4ndern hat also im Durchschnitt das 16-fache Einkommen eines Menschen in den Entwicklungsl\u00e4ndern. Dieses Ungleichgewicht hat trotz Entwicklungshilfe in den vergangenen Jahrzehnten laufend zugenommen. Nicht zuletzt, weil in den meisten Entwicklungsl\u00e4ndern die Bev\u00f6lkerung schneller w\u00e4chst als die Wirtschaft.<\/p>\n<p><strong>Letteratura:<br \/><\/strong>(1) Brinkmann, Carl: &quot;Storia economica e sociale&quot;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, Gottinga, 1953.<br \/>(2) &quot;Bridges to the Future&quot;, Manifesto delle Nazioni Unite, Fischer, Francoforte 2001.<br \/>(3) Chossudovski, Michael: &quot;Globally brutal&quot;, duemilauno, Francoforte, 2002.<br \/>(4) Fischer, Wolfram: &quot;Espansione - Integrazione - Globalizzazione&quot;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, Gottinga, 1998.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Ver\u00f6ffentlicht in Gralswelt 33\/2004) &#8222;Wir werden keine neue Welt erschaffen ehe wir nicht neue Menschen erschaffen haben.&#8220;Henry Miller (1891-1980) WELTUMSPANNENDE WIRTSCHAFTSR\u00c4UMEPolitiker werden nicht m\u00fcde, zu versichern, dass die Globalisierung der Welt ein unaufhaltsamer, irreversibler Prozess sei, den niemand anhalten oder nur verz\u00f6gern k\u00f6nne. 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